Intervista con l’Autore

Riportiamo uno stralcio dell’ultima intervista rilasciata da Alberto Graziani durante la presentazione del suo ultimo fantastico lavoro.

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Alberto Graziani

Come si chiama?
Alberto Graziani.

E’ nato a Vicenza?
Sì, ma ho fatto il militare a Belluno. Non si scrivono testi comici se non si sta un anno a Belluno. Ma vanno bene anche Sacile, Casale Monferrato e Maddaloni.

Quanti anni ha?
Cinquanta quadrati quadrati.

Quanto è alto?
Un metro e ottantacinque. Ma i medici dicono che crescerò ancora nei prossimi vent’anni.

Il suo numero di scarpe?
Quarantacinque. Sessantasei quelle da ginnastica. Novantotto le pedule.

Fa sport?
Quando ho fretta cammino.

Ha delle canzoni degli Abba nel suo Ipod?
Non capisco la domanda.

Nemmeno io. Soffre di dermatite seborroica?
Chi lo dice?

Sa di esserlo.
Appunto.

Ha mai fatto una rapina a mano armata?
No, e comunque ho un alibi.

Ci parli dell’ultimo spettacolo dei Seven Gnoms.
Devo proprio?

L’ha scritto lei, è il terzo che gli scrive. Non le pare esagerato?
Ci conosciamo, ci stimiamo e cerchiamo di evitarci. Non sempre è possibile.

Come funziona?
I sette mi chiedono un testo e quando ho fatto mi inviano un emissario. Traffichiamo in sostanze altamente comiche.

Come fa a sapere se gli piace?
Guardo sul conto corrente se hanno versato l’anticipo.

Chi sono in realtà i Seven?
Non so se siano reali o immaginari. Se loro frutto della mia mente malata oppure io una loro invenzione.

Affascinante.
Se vuole facciamo subito a cambio.

Ma scrive su misura per loro o a prescindere? Un lavoro sartoriale o da grandi magazzini?
Ha presente le facce di Trentin, Bertuzzo, Adrogna, Girotto, D’Alessandro, Fabris, Zoppelletto? A Firenze li avrebbero messi direttamente nel giardino di Boboli. Penso a loro e rido scrivendo e scrivo ridendo. Mi scusi per i gerundi.

I Seven sono una realtà amatoriale, provinciale, dialettale.
La loro vis comica, testi o non testi, dialetto o meno, è di gran lunga superiore a moltissimi personaggi e figure che si vedono in televisione o si sentono in radio. Vedo Zelig e a volte mi intristisco. Vedo Colorado e spesso mi sparo. Poi bisogna dire che i nostri gnomi sono dei musicisti giganti. Hanno tutti l’orecchio assoluto, peccato che sia a sventola.

Ma come attori o attori comici, sono tutti così bravi?
Recitano tutti con la pancia, sono istintivi, viscerali. A parte D’Alessandro che è stomachevole, ma è colpa della sua formazione di gastroenterologo. Però canta abbastanza bene da non farsi tirare pomodori.

Il titolo del nuovo spettacolo?
Nato Stinco.

Parla della Nato in quanto Alleanza militare Atlantica tra stinchi americani ed europei?
Se fossi un esorcista penserei che lei sia posseduto da un cretino. Stinco di porco, arista di maiale, coda alla vaccinara, hamburger, pizza, patatine, gnocchi alla romana. Sarà uno spettacolo sul cibo e l’ossessione del cibo. Come diceva il grande Mies van der Rohe “il menù è il più”. Lei conosce Van der Rohe?

Come no, il grande centrocampista della nazionale olandese, Mondiali di Argentina 1978.
Quello è Van de Kerkhof. Mies Van der Rohe è uno dei padri dell’architettura moderna. “Less is more”, è il suo aforisma più celebre.

Ho capito, è il lesso che fa la differenza. Voleva dire questo?
Lui no, forse Antonella Clerici sì. Torna a casa lessa.

Siamo in chiusura. Mi dica un buon motivo per andare a teatro a vedere i Seven Gnoms.
Se ti hanno buttato fuori di casa e non sai dove andare, credo sia una valida alternativa per trascorrere un paio d’ore al caldo.

Vuole dire qualcosa ai nostri lettori?
Preferirei di no.

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